Selichòt – Ashkenazita

Introduzione

Qualche notizia sul siddùr delle Selichòt

Selichòt è il termine generico con il quale vengono indicati una serie di brani di tefillà e di piutìm – componimenti poetici, contraddistinti da motivi di espressione di pentimento e di preghiera per la Redenzione, e che vengono recitati nel mese di elùl e nei Dieci giorni di Teshuvà. In particolare è frequente in essi la richiesta di perdono e di assoluzione.

In generale, le selichòt sefardite sono personali e il loro contenuto verte sull’insignificanza dell’uomo di fronte al Creatore e sulla richiesta di assoluzione personale. Le selichòt ashkenazite, invece, hanno un carattere più collettivo e si riferiscono spesso al legame tra espiazione e redenzione.

I primi decisori halakhici stabiliscono che di principio il periodo della recitazione delle selichòt è quello dei Dieci giorni di Teshuvà. Successivamente però questo periodo si è esteso a seconda dei diversi minhaghìm – riti.

È evidente la differenza tra l’ebraismo ashkenazita e quello sefardita.  Infatti questi ultimi iniziano a recitarle a partire dal Capo mese di elùl, secondo quanto stabilito dallo Shulchàn ’Arùkh. E dal momento che nel Capo mese non si possono dire, si inizia dalla notte del 2 di elùl, e se questo cade di shabbàt, il 3 del mese. Alcuni ebrei yemeniti invece iniziano a partire dal 15, cioè a metà del mese.

Gli ashkenaziti invece, seguendo le disposizioni del Remà, usano iniziare sempre a partire da Motzaè shabbàt – vigilia di domenica, come in uso qui a Trieste e a Torino; a patto che ci siano almeno 4 giorni di recitazione delle selichòt prima di Rosh Hashanà, secondo il seguente schema compilato a seconda di quando cade il primo giorno di Rosh Hashanà, primo di tishrì:

Lunedì: Le selichòt iniziano a Motzaè shabbàt, vigilia del 22 di elùl

Martedì: Le selichòt iniziano a Motzaè shabbàt, vigilia del 21 di elùl

Giovedì: Le selichòt iniziano a Motzaè shabbàt, vigilia del 26 di elùl

Shabbàt: Le selichòt iniziano a Motzaè shabbàt, vigilia del 24 di elùl

Ho rilevato che nella Comunità di Trieste usano recitare le selichòt solo il primo giorno di inizio secondo gli ashkenaziti, la vigilia di Rosh Hashanà e la vigilia di Kippur.

In ogni caso si inizia sempre di Motzaè shabbàt e questa è la ragione per la quale si recita il famoso piùt Bemotzaè Menuchà composto da Ya’akòv Min Yerichò (il riferimento non è a Yerichò in Israele, bensì a Lunel in Provenza, nella Francia del sud, che veniva chiamata dagli ebrei “Yerichò”).

È antica usanza, ancora in alcune Comunità, recitare le selichòt nelle primissime ore del giorno, prima dell’alba. In altre Comunità, quando la preghiera di Shachrìt inizia più tardi, le selichòt vengono recitate al mattino, prima di questa.

Sono stati profusi grandi sforzi da parte di David Piazza, e dalla redazione di Morashà, nella composizione e nella correzione di questo siddùr diviso chiaramente per brani e per giorni di recitazione. Nella revisione finale delle bozze del siddùr mi sono basato sull’edizione del machazòr Beshà’ar Bat Rabbìm, stampata a Venezia nell’anno 1736.

L’iniziativa e il finanziamento per la pubblicazione di questo siddùr sono dedicati alla memoria del grande collega

Perez ben Ya’akov Belleli z.l.

Frequentatore fisso del Tempio ed esperto del rito e del minhàg. Non c’è stata e non ci sarà dopo la sua dipartita chi potrà eguagliarlo nella conoscenza del rito e del minhàg della Comunità di Trieste.

Alla grande perdita prematura per la sua famiglia, si aggiunge quindi quella per la Comunità di Trieste. La sua famiglia ha correttamente deciso quindi di ricordarlo con un’opera che ha lo scopo di conservare l’antico rito e il minhàg di questa Comunità. Che il suo ricordo sia di benedizione.

Alla vigilia di Rosh Hashanà 5773 innalzo una tefillà e una berakhà di fronte a Chi abita nei Cieli, che si possa realizzare per noi e per tutto il popolo ebraico quanto auspicato dal versetto del piùt prima citato Bemotzaè Menuchà: «Che questo mese possa essere simile alla profezia di mio padre, il profeta: “Che possano essere ascoltate in questa casa voci di gioia e voci di letizia”»

Itzchak David Margalit

Rabbino capo della Comunità ebraica di Trieste e del Friuli Venezia Giulia

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